Zoran, il film

Zoran e la parabola del vino cattivo

In Events, Friuli Venezia Giulia by elenaroppa8 Commenti

Il film Zoran, il mio nipote scemo

Il film Zoran, il mio nipote scemo

La scorsa settimana sono andata al cinema a Gorizia a vedere “Zoran, il mio nipote scemo”. Lo stavo attendendo, come molti miei corregionali, per svariati motivi, il primo dei quali perchè il film è di un giovane regista goriziano, Matteo Oleotto, ed è stato girato nelle zone dell’Isontino e del Carso al confine tra Friuli Venezia Giulia e Slovenia. Pensate che quella sera ero andata per tempo a prendere i biglietti per poter bere un aperitivo prima dell’inizio del film , ma non c’è stato verso: la fila per entrare era lunga e alla biglietteria ci consigliavano di attendere pazienti in coda per non perdere il proprio “turno” (in questo caso si trattava di biglietti senza posto numerato in sala!). D’atra parte erano i primi giorni di proiezione e la curiosità era tanta. Una volta entrati in sala, abbiamo anche avuto il piacere del saluto del regista, che con simpatica ironia ci ha redarguito “Se vi piace il film, ditelo al mondo intero. Se non vi piace, tenetelo pure per voi”.

A scanso di equivoci, lo dico subito: Zoran mi è piaciuto tanto e lo consiglierei vivamente, soprattutto perchè ho un debole per quel bravissimo attore che è Giuseppe Battiston, che ho apprezzato anche in altri film ed in particolare nel poetico “Io sono Li”. Eppure nel corso dello svolgimento del film c’era qualcosa che mi infastidiva, e non era solo la confusione terminologica e geografica di osmizza, privata e frasca (come sapete se mi seguite almeno un pò, la prima è di tradizione triestina, la seconda bisiacca, la terza friulana). Quel qualcosa erano le bottiglie in plastica che contenevano vino sul bancone della privata (ebbene sì, secondo me questo è il termine corretto nel caso del film, anche se osmizza fa molto più glamour), gli avventori inebetiti dall’alcol, la cupezza di alcune scene legate al consumo del vino.

La storia narrata dal film è una parabola di discesa agli inferi e di redenzione del protagonista, a tratti molto cruda e che fa male, preferiresti vedere Giuseppe Battison alias Paolo Bressan far ridere e non contorcerti sulla poltroncina del cinema per il malessere che ti genera la sua insana cattiveria e la sua pochezza di spirito. Quella privata in cui si consumano le vite solitarie degli anziani del paese, la vorresti gremita di giovani, buon vino ed allegria come quella della Celestina a Corona, vedi a proposito qui il bel post di Sara Carbone sul Cucchiaio d’Argento. Il film va esaurendosi, il finale ci rincuora, ma io esco dalla sala con l’amaro in bocca. Poi nella notte, ripensando alle diverse scene, ecco l’illuminazione: in un fotogramma, sul bancone dell’oste Gustino, spuntano due bei cartoni da sei di Friulano di Renato Keber (operazione di product placement, poichè si trattava di uno dei supporter della produzione cinematografica). E allora è facile lasciar vagare la fantasia e andare oltre il lieto fine, immaginando un brindisi, questo sì finalmente in calici a stelo di vetro, e queste bottiglie di vino del Collio che riempiono gioiose i bicchieri di liquido scintillante di riflessi dorati.

Durante la maggior parte del film abbiamo vissuto insieme ai personaggi momenti difficili, di tristezza e di amarezza, anche perchè il vino cattivo li accompagnava. Quel vino quasi imbevibile, che la vecchina dell’osteria di Gustino rimpiange ancora più acido e difficile da mandare giù negli anni che furono, rispecchia totalmente la vita di quello stato ideale in cui nessuno vorrebbe vivere, ma che per sfortuna o per circostanze malandate può capitarci di affrontare. La solitudine non ci fa bene, come non ci fa bene il vino cattivo, ma c’è sempre una speranza in fondo al nostro cuore e nell’enoteca di fiducia!

elenaroppaZoran e la parabola del vino cattivo

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Commenti

  1. Stefania Mansutti

    Buon pomeriggio cara Elena.

    Il film non l’ho ancora visto…. e mi riservo qualsiasi commento e giudizio su attori, riprese e scene varie al dopo film. Il regista lo “incontrerò” mercoledi prossimo presso l’auditorium di San Daniele a LeggerMente e sono proprio curiosa non solo di vedere il film , ma anche di ascoltare il percorso di vita del regista Matteo Oleotto. Presterò sicuramente attenzione alle tue indicazioni e suggerimenti …. come sempre utilissimi!

    Grazie Alla prossima! Stefania

    1. Elena Roppa

      Cara Stefania,
      come sai attendo con ansia i tuoi commenti, è sempre un grande piacere. Ancora di più da quando ci siamo finalmente conosciute di persona la scorsa settimana! Mi racconterai, dopo che hai visto il film, cosa ne pensi. A presto, grazie, Elena

  2. Rossella Di Bidino

    L’amaro in bocca a volte me lo lascia il Friuli, in senso buono.
    E’ il modo con cui l’ho in parte vissuto…voler qualcosa e stare lì. Amare la terra, il vino etc.etc. ma saper che c’è dell’altro…Avevo bisogno di un’enoteca di fiducia? :)

    1. Elena Roppa

      Di un’enoteca di fiducia, di un grissino col san daniele e degli amici intorno. Fortunatamente questi elementi possiamo conquistarli ovunque ci troviamo nel mondo, non sempre è facile però…non ci sono più gli enotecari di una volta :)

  3. elisabetta

    Crudo, una triste realtà, però ci scappa qualche risata, confortante il finale. Interessante e assolutamente da vedere per chi conosce un po’ il Friuli.

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