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		<title>Vinitaly 2016, i vini bianchi del Friuli Venezia Giulia</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Apr 2016 08:57:46 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p>Il Vinitaly è per me l&#8217;evento delle certezze, non quello delle scoperte. A meno che non ti metti di buona lena con scarpe ginniche e scatto da corridore, hai poca possibilità di andare di padiglione in padiglione a degustare i vini delle 4000 aziende vitivinicole partecipanti. Al Vinitaly, che tu sia una cantina o un operatore, ci vai con un programma già definito in partenza, a seconda dei giorni che potrai dedicare alla permanenza a Verona. Mi sono fermata in città una sola notte e di conseguenza <strong>ho ristretto il campo a due regioni per me centrali, il Friuli Venezia Giulia e la Toscana</strong>.</p>
<p>Da friulana nel padiglione del Friuli Venezia Giulia ci vado per salutare gli amici, per dare qualche dritta ai clienti, per degustare la nuova annata e per valutare l&#8217;idea di insieme che il vino della regione vuole dare di sé. Sono tradizionalista, di quelle che &#8220;la coerenza paga sul lungo termine&#8221; se ben riposta: ecco perchè sono un pò dispiaciuta che allo slogan di &#8220;<strong>i grandi vini bianchi del Friuli Venezia Giulia</strong>&#8221; sia stato sostituito &#8220;i grandi vini del Friuli Venezia Giulia&#8221;. Come dire &#8220;Hey, qui trovi di tutto, dal mare alla montagna, dalla pianura alla laguna alla collina&#8221;, noi siamo quelli del &#8220;piccolo compendio dell&#8217;universo&#8221; (citando la ben nota definizione di Ippolito Nievo, a proposito del Friuli Venezia Giulia). Per quanto possa compiacermi di alcune espressioni particolarmente degne di nota nei vini rossi friulani, dallo <strong>Schioppettino di Petrussa</strong>, al <strong>Pinot Nero di Vignai da Duline</strong>, dal <strong>Sacrisassi Rosso de Le Due Terre</strong> al <strong>Rubrum de Il Carpino</strong>, solo per citarne alcuni di quelli degustati negli ultimi mesi, non posso non pensare all&#8217;<strong>eccellenza diffusa dei vini bianchi</strong>. Senza dire poi che siamo già anche quelli delle bollicine e degli Orange Wine.</p>
<p><strong>Non si tratta di gusti, si tratta di certezze</strong>, che ho e che posso dare. La mente umana ha bisogno prima di tutto di mappe nelle quali vi siano delle indicazioni chiare, secondariamente ci si può abbandonare ai voli pindarici. Nel corso della mia giornata al Vinitaly, ho partecipato alla <strong>sessione di degustazione organizzata dal Consorzio delle Doc del Friuli Venezia Giulia dedicata ai vini bianchi affinati</strong>, in cui si confrontavano le due annate 2013 e 2006 di 5 vini. Un grande vino bianco da affinamento è quello che sfida il tempo ed anzi viene anche esaltato dall&#8217;evoluzione in bottiglia, prova di un esercizio stilistico che appaga il territorio e il fortunato degustatore. Se <strong>la certezza è la tecnica e lo stile che può misurarsi nei vini bianchi friulani sia d&#8217;annata che d&#8217;affinamento</strong>, percorriamola fino in fondo questa strada. Un vino è materia viva, evolve con il tempo e noi dovremmo permetterci il lusso di gustarlo nelle sue diverse età. Evidenziamo le sfumature, esaltiamo i diversi abbinamenti. Ecco, questa è una cosa che tengo ad evidenziare sempre di più, <strong>non c&#8217;è vino senza abbinamento. Ed un bianco del 2013 non può avere gli stessi abbinamenti gastronomici dello stesso vino bianco datato 2006. </strong></p>
<p>I cinque vini in degustazione erano:</p>
<p><strong>Vespa Bianco 2013 e 2006 di Bastianich</strong>: blend di chardonnay, sauvignon e picolit, regala in entrambe le annate una dolcezza e morbidezza piacevole grazie alla nota del picolit.</p>
<div id="attachment_2098" style="width: 846px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.itsawineworld.it/wp-content/uploads/2016/04/vespa_bianco.jpg"><img class="size-large wp-image-2098" src="http://www.itsawineworld.it/wp-content/uploads/2016/04/vespa_bianco-836x1024.jpg" alt="Vespa Bianco Bastianich" width="836" height="1024" /></a><p class="wp-caption-text">Vespa Bianco Bastianich</p></div>
<p><strong>Braide Alte 2013 e 2006 di Livon</strong>: blend di chardonnay, sauvignon, picolit e moscato giallo, in entrambe le annate mantiene buona l&#8217;acidità e l&#8217;aromaticità dalle note del moscato giallo. Sicuramente il mio preferito in entrambe le sue espressioni.</p>
<div id="attachment_2099" style="width: 612px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.itsawineworld.it/wp-content/uploads/2016/04/braide_alte.jpg"><img class="size-large wp-image-2099" src="http://www.itsawineworld.it/wp-content/uploads/2016/04/braide_alte-602x1024.jpg" alt="Braide Alte Livon" width="602" height="1024" /></a><p class="wp-caption-text">Braide Alte Livon</p></div>
<p><strong>Lis 2013 e 2006 di Lis Neris</strong>: blend di pinot grigio, chardonnay, sauvignon blanc, note delicate al naso ed acidità sostenuta, si esprime molto bene nell&#8217;evoluzione del 2006.</p>
<div id="attachment_2100" style="width: 586px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.itsawineworld.it/wp-content/uploads/2016/04/lis.jpg"><img class="size-large wp-image-2100" src="http://www.itsawineworld.it/wp-content/uploads/2016/04/lis-576x1024.jpg" alt="Lis Lis Neris" width="576" height="1024" /></a><p class="wp-caption-text">Lis Lis Neris</p></div>
<p><strong>Collio Bianco 2013 e 2006 di Ronco Blanchis</strong>: blend di friulano, chardonnay, sauvignon, è caratterizzato dalle note del friulano botritizzato, aromaticità, dolcezza ed acidità in entrambe le annate.</p>
<div id="attachment_2101" style="width: 708px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.itsawineworld.it/wp-content/uploads/2016/04/collio_blanchis.jpg"><img class="size-large wp-image-2101" src="http://www.itsawineworld.it/wp-content/uploads/2016/04/collio_blanchis-698x1024.jpg" alt="Collio Bianco Ronco Blanchis" width="698" height="1024" /></a><p class="wp-caption-text">Collio Bianco Ronco Blanchis</p></div>
<p><strong>Pomedes 2013 e 2006 di Scubla</strong>: blend di pinot bianco, friulano, riesling renano, il 2013 presenta al naso l&#8217;eleganza rarefatta del pinot bianco e la tipicità del friulano, donando una lieve dolcezza al palato grazie alla piccola percentuale di riesling passito. Il 2006 ha tenuto meno l&#8217;evoluzione negli anni e dimostra una leggera stanchezza.</p>
<div id="attachment_2102" style="width: 689px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.itsawineworld.it/wp-content/uploads/2016/04/pomedes.jpg"><img class="size-large wp-image-2102" src="http://www.itsawineworld.it/wp-content/uploads/2016/04/pomedes-679x1024.jpg" alt="Pomedes Scubla" width="679" height="1024" /></a><p class="wp-caption-text">Pomedes Scubla</p></div>
<p>In quasi tutti i casi, <strong>i vini del 2006 sono vini da meditazione</strong>, il cui abbinamento con il cibo non può essere casuale ed approssimativo. Sono vini dalle molteplici sfumature, che regalano emozioni date dall&#8217;introspezione. Se dovessi consigliare un abbinamento del tutto generale per non sbagliare nella prova di degustazione, questo sarebbe il <strong>montasio stagionato</strong>.</p>
<p>Al di fuori di questa degustazione dedicata, ho avuto occasione di degustare da <strong>Marco Cecchini il suo Tovè 2013 e 2008</strong>, si tratta di un friulano con una piccola percentuale di verduzzo. Altro caso in cui il vino bianco è addirittura migliore nell&#8217;annata più vecchia, tanto che conferma la regola che &#8220;<strong>il friulano migliora invecchiando</strong>&#8221; (se il vignaiolo decide che deve essere così!).</p>
<div id="attachment_2103" style="width: 586px" class="wp-caption aligncenter"><a href="http://www.itsawineworld.it/wp-content/uploads/2016/04/tove.jpg"><img class="size-large wp-image-2103" src="http://www.itsawineworld.it/wp-content/uploads/2016/04/tove-576x1024.jpg" alt="Tové Marco Cecchini" width="576" height="1024" /></a><p class="wp-caption-text">Tové Marco Cecchini</p></div>
<p>Vi do appuntamento alle prossime puntate del resoconto dal Vinitaly 2016 per raccontarvi dei vini bianchi friulani dell&#8217;annata 2015 e dei vini rossi della Toscana. Se volete, potete inserite anche la vostra mail nello spazio in alto a destra in questa pagina, così che possiate ricevere l&#8217;avviso dei prossimi post.</p>
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		<title>Un DNA per amico? Preferisco ridere!</title>
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		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 10:16:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[<p>Ieri sera ho assistito alla bella presentazione del libro &#8220;Roma Caput Vini&#8221; di Giovanni Negri ...</p>
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				<content:encoded><![CDATA[<div id="attachment_53" style="width: 206px" class="wp-caption alignleft"><a href="http://www.itsawineworld.it/wp-content/uploads/2012/01/romacaputviniscienza.jpg"><img class="size-medium wp-image-53" title="Roma Caput Vini" src="http://www.itsawineworld.it/wp-content/uploads/2012/01/romacaputviniscienza.jpg?w=196" alt="" width="196" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Roma Caput Vini di Giovanni Negri ed Elisabetta Petrini</p></div>
<p>Ieri sera ho assistito alla bella presentazione del libro &#8220;Roma Caput Vini&#8221; di Giovanni Negri all&#8217;Enologica Friulana di Udine. L&#8217;autore è una persona molto interessante e la serata è stata sicuramente occasione di confronto sui temi del libro e delle ricerche legate al vino e alla storia. Da una parte ricerche filologiche dall&#8217;altra ricerche scientifiche, che ci riportano un quadro esaustivo e chiaro sul legame tra l&#8217;Impero Romano e la vite. A parte i contenuti, che ognuno può scoprire ed apprezzare direttamente leggendo il volume, vorrei condividere due considerazione.</p>
<p>La prima: l&#8217;intento dell&#8217;autore  è anche quello di non far sentire più gli italiani i fratelli poveri della Francia, fornendo una storia millenaria alla nostra viticoltura. Perchè ne abbiamo bisogno? Quale delle mille qualità che ci contraddistingue non svolge il suo ruolo impedendoci di fare comunella e di far emergere in maniera preponderante le peculiarità del nostro territorio e con esso i nostri vini? Ieri sera una vignaiola mi faceva presente il suo ricordo positivo di una fiera di tanti anni fa, per raggiungere la quale un gruppo di viticoltori si era organizzato con corriera e prenotazione di gruppo dell&#8217;hotel, un&#8217;esperienza non solo professionale ma di confronto. Ecco, mi sembra che il confronto faccia paura a noi italiani, che ci crediamo creativi ai massimi livelli e non vogliamo condividere idee. Forse dovremmo rifarci un pò alla regola giapponese del Kai Zen, che sta a significare miglioramento continuo di qualcosa di preesistente grazie anche alla comunità, senza per forza aspirare all&#8217;invenzione!</p>
<p>La seconda: il DNA non ci salverà e per favore non ne facciamo un baluardo nella comunicazione! La ricerca scientifica deve progredire soprattutto in direzione della sicurezza alimentare e creare fiducia nel consumatore, meno interessante per questo aspetto il dialogo tra scienza e pubblico perchè costellato di problematiche legate a terminologia e saperi specifici. Giovanni Negri, nel corso della presentazione, citava i casi in cui alcuni vitigni &#8220;storici&#8221; rivelano, tramite il DNA , una provenienza diversa&#8230;.con conseguente scoramento dei vignaioli che si vedono strappare la paternità di un ceppo. Mi è venuto subito in mente il video dell&#8217;anno scorso del <a title="Zinfandel Festival" href="http://www.youtube.com/watch?v=1R3EnZdhYok">Zinfandel Festival</a> (il Zinfandel risulta essere geneticamente Primitivo italiano e Plavac Mali croato), come trasformare la perdita di identità in un plus! La storia è fatta da uomini, è l&#8217;umanità che va valorizzata di pari passo con il territorio. Le frodi alimentari si combattano grazie alla scienza, ma anche smascherando un comportamento illecito e irresponsabile che di umano ha poco o nulla.</p>
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		<title>It&#8217;s a Wine World!</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 08:58:40 +0000</pubDate>
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				<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.itsawineworld.it/wp-content/uploads/2011/12/elena_roppa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-10" title="Elena_Roppa" src="http://www.itsawineworld.it/wp-content/uploads/2011/12/elena_roppa.jpg?w=300" alt="" width="300" height="290" /></a>Questa foto è stata scattata nel settembre 2004, i vigneti che fanno da sfondo e la foglia di vite che brandisco come un trofeo sono quelli delle Cantine Tommasi in Veneto. Era la mia primissima visita in vigneto e presi anche appunti &#8211; come si può notare dal taccuino e dalla penna a sfera! Una delle più belle immagini che custodisco e che mi porta alla memoria la scoperta del mondo del vino, la nascita di una passione che ben presto si è tramutata in lavoro e che non mi ha più abbandonato.</p>
<p>It&#8217;s a Wine World è un&#8217;esclamazione spontanea che mi è venuta alla mente poco tempo fa in assonanza con &#8220;It&#8217;s a wild world&#8221;, visto che molte cose nella mia quotidianità hanno un legame con il vino e con l&#8217;enogastronomia in generale. Ed è di queste cose che il blog si farà voce, a partire dagli eventi enologici che si svolgono in Friuli Venezia Giulia e dai wine tour su e giù per colline e pianure fino ai prodotti tipici e alle golosità, alle news dal mondo e ai racconti degli amici.</p>
<p>Solo appunti e spunti per proseguire in questo cammino, sperando di incontrare la medesima passione, il confronto (niente scontri, sono una pacifista!) e le suggestioni di moltissime emozioni.</p>
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